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Varoufakis: sicuri che sia un ingenuo?

varoufakis

Ho letto con interesse l’ultimo libretto di Yanis Varoufakis, il ministro dell’economia della Grecia, del governo Tsipras. Si intitola “Confessioni di un marxista irregolare” ed in appena 46 paginette riesce a delineare quella che presumo sia la sua posizione fondamentale di fronte alla crisi. Che si riassume nella seguente frase: “Dobbiamo mantenere la nostra visione del capitalismo come intrinsecamente malvagio mentre cerchiamo di salvarlo, per motivi strategici, da se stesso”.
Non ho gli strumenti per valutare il grado di sincerità e di buona fede contenute in queste parole. Tuttavia mi chiedo se non abbia ragione. E cioè se non sia necessario gestire questa terribile transizione (una vera e propria crisi di civiltà) cercando alleanze anche con chi di questa crisi non ha capito nulla e che altri interessi non ha che salvare i propri soldi (e la propria pelle).
Ma anche, a questo punto, il rischio di farsi cooptare dal sistema di potere dominante, in cambio di favori e privilegi personali.
La scelta di vita di questo mio ultimo anno è stata di isolarmi e concentrarmi su obiettivi di vita minimi (l’agricoltura, la famiglia, il lavoro) accettando di trasformarmi da protagonista in osservatore passivo. D’altronde troppo forte in me è la consapevolezza del poco o nulla che io posso fare per modificare lo stato di cose. Soprattutto quando verifico, giorno dopo giorno, quanto sia miope e corrotta la sinistra, non solo italiana. E di quanto forte sia il mainstream e l’imbonimento mediatico.
E quindi, lo confesso, è forte in me la tentazione del tanto peggio – tanto meglio. Se il sistema è destinato a crollare, che crolli. Meglio prima che dopo.
E poi sulle ceneri della distruzione vedremo se si può ricostruire.
Varoufakis ci ricorda però che da quelle ceneri potrebbe risorgere nulla di buono. E sarebbero molte le vite umane spezzate.

Rimane ancora l’alternativa di una proposta politica forte, come quella che ho cercato di portare avanti negli scorsi anni. Dove non sono previsti compromessi e si lavora nell’ottica della costruzione di un modello totalmente altro rispetto all’attuale dittatura delle multinazionali e della finanza.

Ma forse ha ragione Varoufakis: dove credi di andare con la tua proposta radicale e minoritaria? Quanto spazio pensi di trovare all’interno del mainstream? Quante truppe pensi di poter assoldare?

 
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Pubblicato da su 1 maggio 2015 in Uncategorized

 

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CiboProssimo: Davide contro Golia

logo ciboprossimohttps://www.facebook.com/Ciboprossimo

Devo qualche spiegazione agli amici che in questi ultimi tre anni mi hanno visto attivo sulla scena della protesta politica (non pagheremo noi la vostra crisi!) e che da alcuni mesi non mi sentono più. Non sono scomparso, né ritirato a vita privata. E’ però successo qualcosa nella sfera personale che tuttavia c’entra con le ben note vicende globali (la recessione, l’impoverimento dei ceti medi, la privatizzazione dei beni pubblici, la guerra!).

In questi tre anni ho fatto una full immersion in tutta l’area antagonista italiana. Non sto ad elencarveli tutti, vi basti sapere che ho coperto tutto l’arco che va dai marxisti rivoluzionari agli anticapitalisti sovranisti, dai signoraggisti alla biopolitica, passando per le formazioni più tradizionali di SEL, Rifondazione, Rivoluzione Civile.

Nel 2012 ho deciso di dare un po del mio tempo e delle mie energie al movimento fondato da Giulietto Chiesa, www.alternativa-politica.it . Ovviamente mi sono iscritto anche al Movimento5Stelle, ho partecipato ad alcune loro iniziative, li ho votati e li ho fatti votare.

L’esito del post elezioni 2013 (che non sto a ricapitolare, il fallimento della sinistra, l’inanità del PD, l’implosione annunciata del M5S, l’emergere dei soliti maggiordomi del potere globale cioè Letta che prosegue il lavoro di Monti, in un mare di balle televisive…), purtroppo dice che nel breve periodo non c’è speranza di produrre un cambiamento a livello politico nazionale.

Siamo e restiamo un paese a sovranità limitata. Le decisioni importanti, quelle che contano sul destino delle persone, non sono prese a Roma ma in quelle stanze, neanche tanto segrete, dove siedono i Master of world. E questi, di fronte all’avvitarsi di una crisi che è sistemica, non sono in grado di definire e concordare una via d’uscita e non sanno (o non possono) fare altro che gestire l’esistente (strategia del contenimento).

I Master of world sono in perpetuo conflitto tra di loro e non sono d’accordo su nulla se non su una cosa: questa crisi la devono pagare i popoli, le classi lavoratrici, il 99%. Purché siano salvaguardate le rendite ed il potere di quell’1% i cui interessi essi tutelano.

Quell’1% di popolazione che da solo detiene quasi la metà della ricchezza mondiale, che è in grado di influenzare le politiche di ogni Stato e che progressivamente si appropria di ogni residuo spazio sociale, ambientale, geografico… per fare profitti.

E qui entra il tema del Cibo. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 16 giugno 2013 in Uncategorized

 

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