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Archivi tag: alternativa politica

CiboProssimo: Davide contro Golia

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Devo qualche spiegazione agli amici che in questi ultimi tre anni mi hanno visto attivo sulla scena della protesta politica (non pagheremo noi la vostra crisi!) e che da alcuni mesi non mi sentono più. Non sono scomparso, né ritirato a vita privata. E’ però successo qualcosa nella sfera personale che tuttavia c’entra con le ben note vicende globali (la recessione, l’impoverimento dei ceti medi, la privatizzazione dei beni pubblici, la guerra!).

In questi tre anni ho fatto una full immersion in tutta l’area antagonista italiana. Non sto ad elencarveli tutti, vi basti sapere che ho coperto tutto l’arco che va dai marxisti rivoluzionari agli anticapitalisti sovranisti, dai signoraggisti alla biopolitica, passando per le formazioni più tradizionali di SEL, Rifondazione, Rivoluzione Civile.

Nel 2012 ho deciso di dare un po del mio tempo e delle mie energie al movimento fondato da Giulietto Chiesa, www.alternativa-politica.it . Ovviamente mi sono iscritto anche al Movimento5Stelle, ho partecipato ad alcune loro iniziative, li ho votati e li ho fatti votare.

L’esito del post elezioni 2013 (che non sto a ricapitolare, il fallimento della sinistra, l’inanità del PD, l’implosione annunciata del M5S, l’emergere dei soliti maggiordomi del potere globale cioè Letta che prosegue il lavoro di Monti, in un mare di balle televisive…), purtroppo dice che nel breve periodo non c’è speranza di produrre un cambiamento a livello politico nazionale.

Siamo e restiamo un paese a sovranità limitata. Le decisioni importanti, quelle che contano sul destino delle persone, non sono prese a Roma ma in quelle stanze, neanche tanto segrete, dove siedono i Master of world. E questi, di fronte all’avvitarsi di una crisi che è sistemica, non sono in grado di definire e concordare una via d’uscita e non sanno (o non possono) fare altro che gestire l’esistente (strategia del contenimento).

I Master of world sono in perpetuo conflitto tra di loro e non sono d’accordo su nulla se non su una cosa: questa crisi la devono pagare i popoli, le classi lavoratrici, il 99%. Purché siano salvaguardate le rendite ed il potere di quell’1% i cui interessi essi tutelano.

Quell’1% di popolazione che da solo detiene quasi la metà della ricchezza mondiale, che è in grado di influenzare le politiche di ogni Stato e che progressivamente si appropria di ogni residuo spazio sociale, ambientale, geografico… per fare profitti.

E qui entra il tema del Cibo. Read the rest of this entry »

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Pubblicato da su 16 giugno 2013 in Uncategorized

 

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C’è un sacco di lavoro

Perché il lavoro è un problema?

a) Perché in Europa il lavoro si sta riducendo quantitativamente (dati Eurostat)

b) Perché il lavoro è, e rimane per la stragrande maggioranza della popolazione, l’unico modo per procurarsi denaro e con esso “tutte quelle cose che sono necessarie a condurre una vita veramente umana, come il vitto, il vestito, l’abitazione, il diritto a scegliersi lo stato di vita e a fondare una famiglia, all’educazione, al lavoro, alla necessaria informazione” (Gaudium et Spes, cap. 26).

c) Perché il lavoro, in questa concreta determinazione storica e sociale, è riconosciuto e valorizzato solo in quanto “lavoro produttivocioè in quanto accresce il valore della merce e quindi il valore del capitale investito. Questa oggettiva mercificazione del lavoro ha sviluppato parecchie contraddizioni:

–          la sfera delle attività dedicate alla riproduzione sociale (preparazione dei pasti, lavoro domestico, cura degli anziani, educazione dei figli) nonostante la sua fondamentale importanza, è stata prima misconosciuta (arti minori in carico alle donne) e poi trasformata in lavoro salariato con il contemporaneo reclutamento delle donne al lavoro produttivo;

–          la valorizzazione del capitale negli ultimi decenni – anche grazie alla maggiore produttività – è avvenuta facendo sempre meno ricorso al “lavoro produttivo”, specie in occidente;

–          la connotazione di lavoro solo in quanto “lavoro produttivo” ha consentito la sua legittimazione ideologica a prescindere da quali fossero i prodotti del lavoro; e quindi sfruttamento del lavoro minorile, produzione di armamenti, distruzione dell’ambiente, degradazione e mercificazione umana… sono diventati danni collaterali tollerabili in nome del valore del lavoro.

d) Perché il lavoro, nonostante i caratteri alienanti che racchiude, rimane lo spazio privilegiato in cui “l’uomo realizza se stesso come uomo” (Giovanni Paolo II, Laborem Exercens) ed in cui egli fa esperienza di socialità: “(…)nel compierlo gli uomini si scoprono fratelli” (Paolo VI, Populorum Progressio).

E’ sulla base di queste ambivalenze nel significato del lavoro che si continuano a legittimare scelte politiche e sociali che sono peggiori del male che si vorrebbe curare. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 29 maggio 2012 in Uncategorized

 

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Violenza quotidiana e risposta politica: il caso del taxista di Milano

Il taxista Luca Massari, il 10 ottobre 2010, con la sua auto sta percorrendo via Ghini, dopo aver lasciato un cliente in via Ripamonti. Da un giardino pubblico, spunta all’improvviso, un cucciolo di cocker sfuggito al controllo della sua padrona. Il tassista frena di scatto, ma non riesce a evitarlo. L’animale muore all’istante, Massari se ne accorge e si ferma immediatamente per cercare di rendersi utile. È la sua fine. In pochi attimi viene preso di mira dalla proprietaria,Stefania Citterio(26 anni), che gli inveisce contro minacce e insulti. Ad assecondare le richieste della donna, ci pensa il fidanzato, Morris Ciavarella, 32 anni e il fratello della Citterio, Pietro, 27 anni. Massari, 45 anni, finisce la sua vita esattamente un mese dopo in un reparto di terapia intensiva per una lesione cerebrale causata da una ginocchiata in pieno volto. Ciavarella viene portato in carcere poche ore dopo il pestaggio. Ma per identificare i suoi due complici, invece, serviranno giorni ed estenuanti interrogatori. Da subito il pm Tiziana Siciliano e la squadra mobile di Milano, si trovano di fronte all’omertà quasi totale. Chi si azzarda a raccontare come sono andati realmente i fatti, come un giovane studente universitario, all’indomani si trova l’auto bruciata. Solo 4 testi, infatti, hanno confermato quello che hanno visto. Sono gli unici testimoni diretti dell’aggressione, che non vivono più nel quartiere di via Ripamonti.

Propongo una riflessione. Lasciamo perdere l’omertà, il clima mafioso ed il tasso di delinquenza che circola nelle vene di quei tre.

Vediamola da un punto di vista sociologico: l’assenza di istanze di mediazione sociale, l’anomia, la solitudine e l’isolamento, producono mostri. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 9 maggio 2012 in Uncategorized

 

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