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Sardex: una Alternativa all’Euro?

Il seguente video fornisce una buona descrizione dell’espereinza del Sardex, come moneta complementare o meglio come sistema di scambio tra crediti:

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Pubblicato da su 6 marzo 2013 in Uncategorized

 

Networking Alternativa

rete

Gruppo Networking

Ver. 05 Marzo 2013

“Agire localmente e pensare globalmente”

“Noi con gli altri, a servizio, per costruire con gli altri”

“Non facciamo rete stando tra di noi, ma mettendoci a servizio delle realtà che si muovono nella stessa nostra direzione”

“C’è lavoro per tutti, ognuno può fare qualcosa per il progetto”

“Impegno volontario, sostenibile ma misurabile”

“I militanti di Alternativa attivi in Internet perché capaci di fare rete”

“Obiettivo: formare 50 animatori territoriali (o tematici)”

Obiettivi:

  • Fare rete, attraverso l’acquisizione di competenze tecniche e lavorando insieme.
  • Aumentare le competenze di rete delle singole unità locali.
  • Ogni gruppo locale dedica inizialmente una persona (e poi lo estende ad un gruppo più ampio) per creare la presenza in rete del gruppo locale stesso. Read the rest of this entry »
 
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Pubblicato da su 5 marzo 2013 in Uncategorized

 

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Candidature politiche: il caso Anna Soru e Ichino

anna-soruCari amici di ACTA, mi permetto di sottoporvi una riflessione su quanto è accaduto ad Anna con la Lista Monti.

Provate a pensarci: Anna è una persona onesta, matura, intelligente, bocconiana, con chiara fama di riformista, sponsorizzata da una persona seria come Ichino e con dietro ACTA… Eppure, nonostante ciò, nel calcolo finale decidono di metterla al 10 posto (o forse peggio), cioè con nessuna possibilità di essere eletta (la lista Monti al Senato in Lombardia, nonostante quello che sperano loro, prenderà 6 posti, 7 se va benissimo). C’è da riflettere.

Tranquillizzo chi pensa che sia solo una degenerazione della lista Monti: semmai è il contrario, altrove è ancora peggio, perché qui c’era Bondi e lo stesso Monti, che sulle candidature hanno posto paletti severi.

No, è proprio una cifra di come funziona la politica e di come funziona il meccanismo di selezione della classe dirigente.

Parlo così perché oltre all’età ed all’esperienza, ho visto minuto per minuto come è andata con Ingroia ed anche con Grillo. Quindi figuratevi nel PD o nel PDL.

Dovremo, noi e gli italiani, prima o poi renderci conto che viviamo su Matrix. Nulla di ciò che accade sullo sfondo dei media è vero, o meglio ci impongono giorno per giorno la loro pseudo-verità per farci accantonare la realtà, quella che stà sotto i nostri occhi, quando non guardiamo la televisione. Nessuna forza politica, a parte Grillo, ha saputo sottrarsi al gioco di specchi ed all’autoreferenzialità della politica spettacolo.

Sapete che io ho fin dagli inizi appoggiato questa possibile avventura di Anna e spero avrete anche capito perché (la possibilità di avere Anna, cioè uno di noi, che entra nella stanza dei bottoni…).

Sapete anche che il tipo di analisi sul quadro economico e politico – che non posso fare a meno di sviluppare – mi porta a pensare che PD-PDL-Monti sono, ed altro non possono essere, che una agenzia di pompe funebri per il nostro paese.

Forse non potete seguirmi quando vado predicando che è in corso un profondo cambiamento di paradigma, anche lì nel cuore del sistema, quello della produzione della classe dirigente e nei meccanismi di produzione delle decisioni pubbliche vincolanti.

Un cambiamento che, complice la Rete, complice la crisi, complice la fine di un modello vetusto di rappresentanza, non potrà che andare verso il peer-to-peer, verso il collegamento diretto tra specifiche comunità e policy maker portatori delle loro issues.

Verso una ridefinizione dei confini tra pubblico, statale, amministrativo, privato profit e privato non profit. Soprattutto verso un sistema dove ciascuno si fiderà sempre di meno della persona che chiede il voto e cercherà un contatto diretto verso chi condivide le medesime istanze. In ciò aiutato dal Web 2.0.

Un sistema dove le istituzioni potrebbero diventare terreno di conquista da parte di gruppi piccoli ma ben organizzati. Ma anche dove le formazioni sociali potranno porre delle zeppe pesantissime al gioco dei potenti. Fuori dall’arena parlamentare, o perlomeno senza fare di questa l’unica arena del gioco politico.

Io insisto: Grillo e Casaleggio sono i più grandi innovatori in materia di comunicazione  politica. Gli esiti concreti non sono ancora visibili e sono legittimi molti dubbi sul profilo politico e culturale del M5S. Ma l’idea ce l’hanno avuta. Ed ormai non si torna più indietro. Il futuro della politica è di chi saprà raccogliere il testimone di Grillo per rilanciare su scala più ampia e fuori dal personalismo e dalla banalità dell’antipolitica, il loro progetto.

Vorrei tanto che nel nostro piccolo sapessimo fare tesoro di questi cambiamenti. Vorrei tanto che di qui a giugno, quando partirà l’ennesima manovra correttiva, nuovamente lacrime e sangue, non capitasse più a nessuno di noi di dire che dobbiamo dire al governo dove si possono trovare i soldi per evitare l’aumento dei nostri contributi.

L’abbiamo capito o no che il futuro del nostro paese è legato alle dinamiche geopolitiche dell’Europa, aggravate ma non causate da una classe dirigente meschina? E che siamo tutti sulla stessa barca? E che il modo di relazionarci con il potere non può più essere quello dei sindacati nè delle associazioni di categoria del 900?

Tanto più che la sera del 25 febbraio ci troveremo con un parlamento dove nessuno avrà la maggioranza e le tre principali forze (20-20-20) si guarderanno in cagnesco. Quel noioso vecchietto che stà al Quirinale se ne andrà in pensione. Ed intanto migliaia di imprese continueranno a chiudere, il tasso di disoccupazione continuerà a salire, i redditi a scendere ed i risparmi pure.

E sulle piazze sarà incazzatura allo stato puro. E vedremo le svastiche, i celti, i populismi e la semplice incazzatura saldarsi insieme. Prepariamoci. (13/01/2013).

 
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Pubblicato da su 19 gennaio 2013 in Uncategorized

 

Guido Viale: mi dissocio da Rivoluzione Civile

guido viale

Ogni ulteriore notizia sulle candidature (la goccia che ha fatto traboccare il vaso è per me la candidatura di Li Gotti, che è stato, è e sarà sempre un fascista, oltre che l’uomo di fiducia della componente più losca dell’Arma dei Carabinieri, incaricato di gestire per conto loro i pentiti, di mafia e non, affidati alla loro tutela; comunque un sicuro Scilipoti, ma molto più pericoloso) mi convincono che Alba si dovrebbe dissociare apertamente e pubblicamente dalla lista Rivoluzione Civile.

Un programma antiliberista (che peraltro non è ancora stato pubblicato sul sito della lista: staremo a vedere) non può giustificare un’adesione quando i candidati che dovrebbero sostenerlo lo contraddicono frontalmente con le loro biografie. Questo è come riconoscere che i programmi sono carta straccia e che contano solo “i posti”, cosa di cui la maggioranza degli elettori italiani è perfettamente convinta e che è all’origine del suo disgusto per la politica. Alba non può portare un ulteriore contributo a questa convinzione.

Quello che perseguiamo con Alba non è avere – se mai avremo; ma dubito persino, a questo punto, che la lista possa raggiungere il quorum – qualche parlamentare di riferimento.

Il fatto che agli occhi di chi ci conosce, e di chi potrà conoscerci in futuro, Alba venga associata all’armata Brancaleone radunata dalla lista Ingroia rischia di pregiudicare per noi la possibilità di presentarci – e non solo, ovviamente, alle future elezioni, se mai ce ne saranno – come un soggetto che intende costruire qualcosa di veramente nuovo: una casa aperta a tutti coloro che perseguono degli obiettivi, delle pratiche, delle esperienze condivise da valorizzare nella costruzione di un’alternativa all’attuale regime economico e politico.

Se non ci presentiamo fin da ora come alternativi all’accrocchio di questo nuovo Arcobaleno (ma molto peggiore; per lo meno allora Di Pietro non c’era), ad ogni nuova scadenza ci ritroveremo tra i piedi, e saremo ogni volta fagocitati, da questi quattro (o cinque? C’è anche il movimento arancione?) partiti che fagociteranno e snatureranno ogni nostra iniziativa come hanno fatto ora.

Guido Viale (18 Gennaio 2013)

 
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Pubblicato da su 19 gennaio 2013 in Uncategorized

 

La nuova strategia USA

 

 

obama cia

Obama in pochi giorni ha fatto due nomine importanti: la prima è quella di Chuck Hagel come nuovo segretario alla Difesa al posto di Panetta dimessosi dopo uno strano scandalo sessuale, l’altra è quella di John Brennan a capo della CIA.

Per Brennan non ci dovrebbero essere problemi mentre per Hagel al senato ci sarà battaglia: aveva criticato la guerra in Iraq ai tempi di Bush (e lui era allora un repubblicano) e alcune sanzioni contro l’Iran. Partiamo da quest’ultimo punto.

Alcuni osservatori attenti denunciano il fatto che la politica “populista” di Ahmadinejad farebbe pagare l’effetto delle sanzioni alla classe media e non alle classi inferiori. Quella che da noi si chiamerebbe “giustizia sociale” nell’ottica geopolitica è intesa come una mossa astuta per indebolire l’opposizione interna che infatti fa leva sulle classi medio-alte di Teheran (osannate da tanti cosiddetti comunisti o sinistrorsi radicali di casa nostra).

Quindi il messaggio politico della nomina di Hagel è il seguente:

1) E’ fallito il Piano A di Bush Jr, ovvero la conquista diretta di stati che in qualche modo gravitavano in orbita sovietica (Iraq, Afghanistan e in Europa Ucraina e Bielorussia tramite le fallite “rivoluzioni colorate” di Soros),

2) Il Piano B, ovvero la destabilizzazione dall’interno – leggi “primavere arabe” (quelle genuine sono state represse nel silenzio, quelle taroccate sono state esaltate dai confusi soi-disant comunisti e sinistrorsi di cui sopra) hanno avuto abbastanza successo. La Libia è stata presa, l’Egitto ha un presidente, Morsi, frutto del compromesso tra islam politico e gli USA (preannunciato proprio al Cairo dal famoso discorso di Obama all’Università). Morsi sta sponsorizzando una tregua di lunga durata tra Hamas e Israele. Tutto bene (anche in Sudan e Ciad, grazie anche all’affascinante testimonial radical George Clooney).

Ma in Siria l’imperialismo USA-Nato si sta scontrando con delle forze armate compatte e con la linea di resistenza Russia-Cina, ovvia, dato che la Siria è il preludio all’Iran e quindi il preludio al faccia-faccia tra il blocco USA-Israele-Nato contro questi due Paesi.

Ecco allora il Piano C, che è poi un ritorno ai vecchi amori: cioè la balcanizzazione degli avversari. Era una strategia di Brezinski, che però sognava di applicarla in grande, cioè alla Russia e alla Cina, alla fine degli anni Settanta. E’ successo più tardi, per l’appunto, nei Balcani.

E ora Obama la ricicla: non è importante la conquista diretta della Siria (problematica), nè la caduta di Assad (anche questa abbastanza problematica). Releghiamo Assad all’area damascena e a qualche provincia ostica e creiamo emirati islamici un pòqua e un pò là.

Cioè facciamo fallire la Siria come Stato unitario.

La stessa cosa può essere replicata in Iraq (già sta succedendo) e magari in Libano (ecco perché Hezbollah è favorevole all’Unifil).

A questo punto entra in scena una rediviva CIA sotto la guida dell’esperto Brennan, fedelissimo di Obama. Per balcanizzare servono i servizi segreti più che gli eserciti (che è meglio surrogare coi droni. Pazienza se ammazzano al 90% civili – lo sapevate di quell’operatore di droni americano che si è rifiutato di premere il bottone? Brennan comunque ha già detto che vuole renderli più precisi).

Con gli alleati balcanizzati, l’Iran dovrebbe scendere a più miti consigli, che secondo me per ora sono l’equidistanza tra USA-Nato e Russia-Cina. Poi si vedrà.

Insomma, le due nomine fresche fresche potrebbero essere spiegate così.

Se è vero che si va verso una de-globalizzazione e regionalizzazione del sistema-mondo e relativa compartimentalizzazione dell’economia, l’impero deve assicurarsi capisaldi e teste di ponte per coprire questa parziale ritirata e dar man forte nelle prossime guerre valutarie e commerciali.

Potrebbero fungere alla bisogna alcuni stati balcanizzati cuscinetto e nuovi focolai di destabilizzazione tutto intorno a Russia e Cina. Risentiremo parlare di Cecenia? Di Caucaso? Di Uiguri? Di Tibet? Non so dirlo. Occhio anche alle mosse dell’India. Ha imparato dalla Cina a parlare sottovoce, come i cani grossi, che non abbaiano.

Piero Pagliani – pier.pagliani@gmail.com – Roma, 08/01/2013

 
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Pubblicato da su 9 gennaio 2013 in Uncategorized

 

Assemblea Cambiare Si Può Milano 08 Gennaio 2013

I fatti:

800 o forse 1000 persone, molte in piedi.

Il tavolo della presidenza si è allargato a Domenico Finiguerra (ancora presenti quelli del 16 dicembre: Viale e Agnoletto e le due donne di cui non conosco il nome).

Si legge la mozione proposta, dove in sostanza si dice che Milano propone 4 nominativi in ordine: Agnoletto, una certa Titty, Finiguerra ed un’altra donna.

Il testo della mozione è assai articolato e propone, tra le altre cose, di chiedere ad Ingroia di togliere il nome dal simbolo, di devolvere tutto il residuo dell’emolumento dei futuri parlamentari ai comitati territoriali di CSP, di creare strutture territoriali permanenti di CSP, eliminare ogni ambiguità nei rapporti col PD, ecc.

Parte il dibattito. Come sempre, fiume di interventi senza capo né coda (en passant, Sinistra Critica dichiara il proprio sofferto No al progetto Ingroia).

Poi interviene Finiguerra per dire che pur essendo della presidenza lui non approva quella mozione perché secondo lui sarebbe più democratico segnalare a Roma tutte le candidature, senza gerarchia e lasciare che sia il “centro” a decidere chi mettere in testa a Milano. L’amico Brambilla gli fa da sponda. La presidenza accoglie molto democraticamente questa obiezione e propone di votarla con la mozione.

Ma a questo punto Finiguera fa un nuovo intervento dove ribadisce di essere contrario e, a fronte di un certo borbottio in sala, perde le staffe e gli scappa di dire “più che una assemblea di CSP questa mi sembra una assemblea di Rifondazione”. Apriti cielo. Boato in sala. Finiguerra dice di volersene andare e di cancellare il suo nome dai candidati. A quel punto se ne esce veramente ed alcuni lo seguono.

Nella sala si respira un certo sollievo, si fa la votazione e la mozione originaria viene approvata.

Alla fine Viale ricorda che si sta discutendo sul nulla perché in ogni caso, qualsiasi nome Milano proponga, saranno poi i responsabili romani dei 4 partiti a decidere le candidature (tiene a precisare che la cosa a lui non piace, ma così è).

Che cosa ho imparato:

  1. Erano molti anni che la sinistra non faceva assemblee così partecipate a Milano e questo dato non va sottovalutato.
  2. Guido Viale ha esposto con chiarezza la sua posizione peraltro già anticipata sui media. Dice di non condividere il modo di formazione di questo partito, ma con spirito di servizio intende continuare a collaborare con Cambiare si può, che deve rimanere una realtà di base in grado di vivere anche oltre queste elezioni (ed oltre Ingroia). E molti in sala hanno condiviso questo approccio.
  3. Finiguerra lo facevo politicamente più scaltro. Se l’è giocata veramente male. E’ anche da queste cose che si capisce la struttura di un uomo politico.
  4. Deleterio ed anche scorretto è l’accusare i militanti di rifondazione comunista di voler manipolare il processo. Molti di loro ci credono veramente e sono i primi a chiedere un superamento della forma partito. Finiguerra mettendoseli contro, ha fatto un errore madornale.

Conclusione mia personale: si è verificato esattamente quanto avevo previsto. Non c’è da dare giudizi o patenti a nessuno. Semplicemente non era possibile restare a metà del guado: se si intende percorrere la strada del rinnovamento delle forme di partecipazione alla vita politica, occorre percorrerla fin dall’inizio e fino in fondo. Quella roba degli arancioni, Di Pietro ed Ingroia… ha dato la mazzata finale ad un processo che in ogni caso era già partito debole.

Quando vedi che si passa come niente dagli interventi soporiferi sul neoliberismo agli interventi rabbiosi sulle candidature (si è rischiato di venire alle mani), ecco lì capisci che la nuova politica non stà solo nei contenuti (chi è più anti-qualcosa) ma sta in un possibile nuovo meccanismo collettivo e relazionale in grado di dare senso alla partecipazione (che è volontaria e gratuità) e nello stesso tempo in grado di produrre decisioni efficaci, in grado di migliorare la vita concreta delle persone.

Da questo punto di vista non sono affatto sicuro che il modo di muoversi di Finiguerra e Brambilla sia stato democraticamente più innovativo di quello dei rifondaroli. Alla fine il personalismo gli è schizzato fuori dai pori. E l’assemblea a quel punto ha preferito un usato sicuro come Agnoletto piuttosto che un nuovo che non convince.

Come molti di voi sanno, da mesi insieme a Marco Garoffolo andiamo professando una idea di cambiamento nelle forme della partecipazione politica e della costruzione del consenso. Idea che per inciso è molto vicina al tema decrescista di Buonaiuti, quando parlava di auto sostenibilità comunitaria, di riduzione della complessità, di resilienza, ecc.

Personalmente ho cercato di dirlo anche al 16 dicembre a Milano ed in molti abbiamo provato a farlo rimbalzare sulla rete. Non siamo stati in grado di raggiungere il consenso necessario. Tuttavia qualche compagno di strada lo abbiamo trovato.

Queste elezioni politiche – secondo me – sono andate (per carità, chi vuole scaldarsi per la campagna elettorale fa bene a farlo, purché poi non cada in depressione se non supera lo sbarramento del 4%. Sì, perché se in tutta Italia il clima è quello di Milano, col cazzo che smuovi la gente a far campagna elettorale).

Più importante è lavorare per le REGIONALI, e fin da subito per le Europee e per le prossime politiche, che quasi sicuramente si faranno ben prima della scadenza dei 5 anni. A fronte di un 2013 socialmente in ebollizione.

In questo progetto molti uomini e donne di CSP possono essere una risorsa, diciamo pure dei compagni di strada. Purché si impari la lezione.

 
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Pubblicato da su 9 gennaio 2013 in Uncategorized

 

Cambiare Si Può a Milano

Messaggio ai promotori dell’incontro di Cambiare Si Può del 16 Dicembre 2012

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Abbiamo pochissimo tempo ma ce la possiamo fare. E’ un ammonimento ma anche uno stimolo per una “sana ambizione” di potercela e volercela fare.

Se siamo qui oggi e se eravamo al Teatro Vittoria il 1 dicembre e se ancora prima abbiamo aderito all’appello dei promotori, vuol dire che ci riconosciamo nei principi di base che hanno ispirato l’avventura di “Cambiare si può”. Non torniamoci ancora sopra – facciamo un passo avanti – e definiamo concretamente contenuti, regole, ruoli e azioni per presentarci al paese alle prossime elezioni, per superare lo sbarramento che ci impone l’attuale legge elettorale. Questo deve essere il nostro unico obiettivo: a partire da oggi e per le prossime settimane.

Per farlo dobbiamo costruire “insieme” la nostra carta d’identità. Sulla carta d’identità non ci deve essere tutta la storia della nostra vita passata e tutta quella che vorremmo per il futuro. Ci devono essere i dati essenziali che ci contraddistinguono e che permettono a chi non ci conosce di identificarci e di votarci.

L’elaborazione di questa carta d’identità ha bisogno di “contenuti” e di “metodo”.

Sui contenuti:

Alternativa offre per la discussione comune una piattaforma che è il frutto dello studio e delle analisi svolte al suo interno: una sintesi e un aggiornamento dei contenuti che ha elaborato in un suo proprio programma. Non c’è tempo qui per descriverla nel dettaglio. Nei 10 punti programmatici presentati dal Comitato organizzatore di “Cambiare si può” molte cose, anche se in forma diversa, sono già presenti. Alcune non ci sono. Altre potrebbero esserci. Nessuna è radicalmente contraria alle nostre posizioni. Soltanto due assenze importanti: democrazia partecipata e debito. Due questioni che dovrebbero trovarvi posto.

Per noi di Alternativa vi sono due stelle polari: Pace e Costituzione della Repubblica Italiana.

Pace significa dichiararsi in modo netto e incontrovertibile a favore del ritiro immediato dei nostri militari impegnati all’estero e sancire una volta per tutte che l’Italia non parteciperà a qualsiasi operazione militare fuori dai propri confini.

Richiamarsi alla Costituzione, significa assumersi l’impegno di dare – finalmente – reale attuazione ai suoi principii fondamentali e in particolare a quell’art.3 che sancisce come “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Sul metodo:

Porre una questione di metodo significa porre concretamente una questione di sostanza politica e di costruzione della rappresentanza. Tanto necessaria nel momento in cui ci accingiamo a definire la nostra organizzazione e le regole dei processi decisionali.

Occorre dunque fare chiarezza sugli aspetti che riteniamo qualificanti del nostro processo costituente e sui punti fondativi che devono essere sanciti una volta per tutte e non più rinviati o sottaciuti (anche in funzione della prossima assemblea nazionale del 22 dicembre in cui si dovrà decidere sulla lista elettorale democraticamente costituita).

Ecco gli elementi cardine per la discussione odierna:

1. Esclusione di un qualsiasi apparentamento con il centro-sinistra (PD-SEL): “Cambiare si può” deve stare fuori dal centro-sinistra.

2. Apertura al sostegno e alla collaborazione, su specifici  punti programmatici condivisi – in Parlamento e nelle Amministrazioni locali – con il M5S.

3. Elezione di un comitato nazionale di garanti da una lista di “saggi”, proposti e votati su base regionale, che avrà il mandato dall’assemblea nazionale di sovrintendere alla regolarità dei processi.

4. Discussione e approvazione on-line di una piattaforma programmatica chiara e sintetica (riducendo l’attuale anche a soli 5 punti).

5. Costituzione di gruppi di coordinamento nazionale, regionali e provinciali per l’organizzazione delle attività e la raccolta delle firme, con regole di partecipazione chiare e procedure trasparenti.

6. Elaborazione da parte di tutti i soggetti politici e le associazioni che aderiscono a “Cambiare si può” di una lista di candidati che verranno votati on-line per la costituzione delle liste elettorali.

Su queste linee noi ci siamo. Alternativa – Laboratorio politico fondato da Giulietto Chiesa

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2012 in Uncategorized