RSS

Archivi categoria: Uncategorized

“Qualcosa non quadra” – in memoria di Luciano Gallino

©AlessandroParis/Lapresse Trento 01-06-2008 economia Festival dell'economia Nella foto: Luciano Gallino

“Dovrebbe essere chiaro che qualcosa non quadra”
In memoria del mio maestro Luciano Gallino
Romano Calvo – 08 Novembre 2015

Propongo tre brani che ho selezionato da una delle ultime pubblicazioni di Luciano Gallino:
La lotta di classe dopo la lotta di classe (Laterza, 2012).

“Intorno al 1980, gli attivi finanziari e il PIL del mondo più o meno si equivalevano. Entrambi ammontavano a 27 trilioni di dollari.
Poco meno di trent’anni dopo, verso il 2008, gli attivi finanziari valevano più di quattro volte il PIL mondiale, avendo superato i 240 trilioni contro i 60 circa di quest’ultimo.
Dovrebbe essere chiaro che qualcosa non quadra.
Com’è possibile che l’economia reale (il cui valore totale va notato da parte sua comprende già il valore aggiunto delle istituzioni finanziarie) valga 1 e gli attivi finanziari, i depositi di denaro e titoli che sono ricchezza sotto forma finanziaria – escluse quindi le industrie, le proprietà immobiliari i Picasso da 60 milioni di euro e simili – valgano 4 volte tanto?
Molto semplice: il denaro, anziché essere investito in attività produttive è stato impiegato soprattutto per moltiplicare se stesso, invece di creare valore d’uso nell’economia reale.
In sintesi il termine finanziarizzazione designa in primo luogo uno squilibrio, per certi aspetti incomprensibile e smodato, tra gli attivi finanziari e il PIL del mondo.
Finanziarizzazione significa anche un’altra cosa e cioè la ricerca ossessiva di sempre nuovi campi della vita sociale, dell’esistenza umana e della natura da trasformare il più rapidamente possibile in denaro.” (pag.48)
(…)

“Essendo egemone, nel senso gramsciano del termine, la classe capitalistica transnazionale non ha bisogno di alcun complotto per agire come vuole sul terreno economico e politico. E’ una classe i cui membri interpretano la stessa parte , sia pure con differenze di abilità e di stile, indipendentemente dalla nazionalità: parlano lo stesso linguaggio , quello dell’ortodossia neoliberale, e con il medesimo di sicuro pensano; hanno innumerevoli occasioni e luoghi di incontro.
Una parte che è quella assegnata loro dalla struttura economica che la esprime e che elargisce loro incentivi stellari non meno che dure punizioni se compiono errori nel corso della recita. E’ una classe che gode di un potere mai visto nella storia. Ed è circondata dal consenso di centinaia di milioni di persone , che essa stessa ha impiegato decenni a costruire.
Perché mai i suoi componenti dovrebbero prendersi la briga di inventare un complotto?”
(…) (pag. 97)

“Le manipolazioni esplicite dell’opinione pubblica a volte premeditate a volte no, rappresentano un fattore di rilievo quando si cerca di rendere plausibili i tagli al bilancio e in generale le politiche di austerità.
Un peso ancor più rilevante lo hanno le cose non dette e gli argomenti recati dai dilettanti per caso.
Ad esempio,m negli articoli più o meno dotti sulla necessità di ridimensionare ad ogni costo il modello sociale europeo, non emerge quasi mai che il deficit di bilancio della media dei paesi UE – cresciuto 10 volte tra il 2007 ed il 2009, dallo 0,7% al 7% (parlo di deficit, non di debito) – non è affatto dovuto all’aumento delle spese sociali. Le quali in quel periodo , sono state praticamente le stesse e si mantengono stabili da almeno una decina di anni. Il deficit suddetto è vistosamente aumentato perché sui bilanci statali si è ripercossa la crisi delle banche, il cui onere per i bilanci pubblici della UE dal 2008 ad oggi, lo ricordo, viene stimato in circa 3 Trilioni di Euro.
Pertanto affermare che i bilanci pubblici sono un disastro, e imputare questo disastro a un eccesso di spesa sociale, è un’argomentazione o incompetente o faziosa.” (pag. 145)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 8 novembre 2015 in Uncategorized

 

INPS: ipotesi di comunismo

falce e martello

Zitto zitto, l’INPS potrebbe mettere le basi per un comunismo finanziario.
Partiamo da un dato: l’80% della popolazione adulta ha un conto aperto con l’INPS. E cioè un codice univoco e soprattutto una situazione di dare / avere. Che altro non sono che debiti e crediti (compensabili).
Ricordiamoci il punto di arrivo: sollevare le masse dalla logica della finanziarizzazione e garantire loro la sicurezza di equilibrio finanziario inter – temporale (cioè lungo il corso di una intera vita umana).
Soprattutto ricordiamoci che l’INPS rimane ancora un pezzo dello Stato, incardinato al MEF ed al Tesoro (e quindi ancora sottoposto alle possibilità di azione politica dello Stato democratico).
Dimentichiamoci Poste italiane e Cassa Depositi e Prestiti, ormai vendute alla logica della finanziarizzazione internazionale.
Dimentichiamoci le banche, tutte sottoposte alla stessa logica, e tutte da lasciare al proprio destino.
Ad un certo punto l’INPS comincia a fare un ragionamento di compensazione tra debiti e crediti su scala diacronica e si organizza affinché i bonus di credito possano essere accettati come moneta sonante presso molti esercizi commerciali.
L’unico modo per capirlo è fare un esempio sul corso di vita di una persona / famiglia. Read the rest of this entry »

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 28 ottobre 2015 in Uncategorized

 

Il servizio socio-educativo serve a questa fase del capitalismo?

el capitalismo

Sull’annoso tema del profili del (o degli) educatori, sul quale in particolare in Regione Liguria tanto si discute, vorrei proporre alcune chiavi di lettura.
Parto da un assunto: ciò che determina statuto, funzioni e ruoli in questo campo, è la domanda sociale di educazione, storicamente determinata ed istituzionalmente cristallizzata.
Credo si possa fornire un quadruplice volto a questa domanda sociale:
1. domanda di cura,
2. domanda di controllo e di integrazione sociale,
3. domanda di benessere,
4. domanda di istruzione.
Proverò in seguito a meglio articolare questa quadruplice domanda. Prima però vorrei mettere bene a fuoco come la domanda (che definisco genericamente “sociale” ma che non va confusa con collettiva o popolare, poiché può essere espressione anche di ristrette comunità, come quella accademica o quella politica-amministrativa) sia la vera “struttura” del servizio socio-educativo e che l’offerta inevitabilmente segue la domanda.
E quindi è necessario partire dal contesto socio-economico e storico di riferimento. Perché è lì che si struttura la domanda ed è lì che vengono prese le decisioni in merito all’utilità e quindi al valore da conferire ai servizi educativi (e quindi agli operatori che li erogano). Ciò senza trascurare la cristallizzazione istituzionale che (es. la definizione di educatore professionale come figura dell’ambito sanitario), mediante meccanismi normativi, amministrativi e di finanziamento, codifica ed irrigidisce pratiche, funzioni e ruoli, anche in (temporanea) contro-tendenza rispetto a quella che è la domanda sociale emergente.
Nel dibattito corrente, troppo spesso si tende a pensare che esista una “pedagogia”, intesa come scienza (ed in quanto tale sottratta alla valutazione di utilità sociale), prodotta dagli ambienti accademici e finalizzata essenzialmente allo sviluppo democratico e civile del paese.
Le cose invece vanno al contrario: esiste una domanda sociale storicamente determinata che produce pratiche le quali vengono sussunte all’interno di teorie, le quali a loro volta danno da mangiare agli accademici e soprattutto forniscono la base concettuale per istituzionalizzare tali pratiche in dispositivi amministrativi. Read the rest of this entry »

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 11 agosto 2015 in Uncategorized

 

Tag: , ,

Varoufakis: sicuri che sia un ingenuo?

varoufakis

Ho letto con interesse l’ultimo libretto di Yanis Varoufakis, il ministro dell’economia della Grecia, del governo Tsipras. Si intitola “Confessioni di un marxista irregolare” ed in appena 46 paginette riesce a delineare quella che presumo sia la sua posizione fondamentale di fronte alla crisi. Che si riassume nella seguente frase: “Dobbiamo mantenere la nostra visione del capitalismo come intrinsecamente malvagio mentre cerchiamo di salvarlo, per motivi strategici, da se stesso”.
Non ho gli strumenti per valutare il grado di sincerità e di buona fede contenute in queste parole. Tuttavia mi chiedo se non abbia ragione. E cioè se non sia necessario gestire questa terribile transizione (una vera e propria crisi di civiltà) cercando alleanze anche con chi di questa crisi non ha capito nulla e che altri interessi non ha che salvare i propri soldi (e la propria pelle).
Ma anche, a questo punto, il rischio di farsi cooptare dal sistema di potere dominante, in cambio di favori e privilegi personali.
La scelta di vita di questo mio ultimo anno è stata di isolarmi e concentrarmi su obiettivi di vita minimi (l’agricoltura, la famiglia, il lavoro) accettando di trasformarmi da protagonista in osservatore passivo. D’altronde troppo forte in me è la consapevolezza del poco o nulla che io posso fare per modificare lo stato di cose. Soprattutto quando verifico, giorno dopo giorno, quanto sia miope e corrotta la sinistra, non solo italiana. E di quanto forte sia il mainstream e l’imbonimento mediatico.
E quindi, lo confesso, è forte in me la tentazione del tanto peggio – tanto meglio. Se il sistema è destinato a crollare, che crolli. Meglio prima che dopo.
E poi sulle ceneri della distruzione vedremo se si può ricostruire.
Varoufakis ci ricorda però che da quelle ceneri potrebbe risorgere nulla di buono. E sarebbero molte le vite umane spezzate.

Rimane ancora l’alternativa di una proposta politica forte, come quella che ho cercato di portare avanti negli scorsi anni. Dove non sono previsti compromessi e si lavora nell’ottica della costruzione di un modello totalmente altro rispetto all’attuale dittatura delle multinazionali e della finanza.

Ma forse ha ragione Varoufakis: dove credi di andare con la tua proposta radicale e minoritaria? Quanto spazio pensi di trovare all’interno del mainstream? Quante truppe pensi di poter assoldare?

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 1 maggio 2015 in Uncategorized

 

Tag: , , ,

Il lavoro è un diritto?

ddd

gustavo zagrebelsky

< Unico tra i diritti , il diritto al lavoro è enunciato tra i principi fondamentali della costituzione. Ma che diritto è? E’ chiaro che non si tratta d’uno dei diritti che i giuristi chiamano “perfetti”, diritti che il titolare può far valere in giudizio, nei confronti dell’obbligato, per ottenere il riconoscimento dell’obbligazione del secondo verso il primo e la sua condanna in caso d’inadempimento. Nulla di tutto ciò. L’accesso al lavoro deriva dall’equilibrio tra domanda ed offerta di lavoro, cioè da fattori di ordine economico e sociale e non certo primariamente giuridico. Non esiste legge, non esiste tribunale al quale il lavoratore possa appellarsi per ottenere un posto di lavoro. Il lavoro non è un bene che esista in natura sul quale possano accamparsi dei diritti. Di diritti in senso pieno si può parlare solo entro il rapporto bilaterale istituito con il contratto di lavoro. Ma nessuno, in un sistema basato sulla libertà, può imporre di contrattare e stipulare. Ciò non significa che il lavoro non sia un diritto. Semplicemente dobbiamo dire che vi sono pretese di diverso tipo: alcune si configurano come “diritti perfetti” e hanno come luoghi tutelari i tribunali; altri hanno come referente la politica, concetto generale che in termini costituzionali si dice “Repubblica”: legislazione, amministrazione, forze economiche e sociali, cioè tutte le componenti  di possibili “politiche del lavoro”. Che tali pretese si rivolgano non ai tribunali ma alla politica, non significa affatto ch’esse siano meno urgenti, meno cogenti nei riguardi di coloro che devono dare loro risposte: che non siano diritti.  La Costituzione non può che fare due cose: predisporre le condizioni e le forme necessarie, che devono però essere riempite di contenuto perché il diritto sia reso attuale. La Costituzione dice in verità, non che il lavoro è condizionato dalla politica, ma che la politica è e deve essere condizionata dal lavoro.>

Tratto da: Gustavo Zagrebelsky, Fondata sul lavoro, Einaudi, 2013

La citazione è utile per chiarire il concetto di diritto al lavoro. Il lavoro non è un diritto nel senso strettamente giuridico. E come non vi può essere diritto alla felicità o diritto alla ricchezza, non vi è un diritto al posto di lavoro. Allo stesso modo non si può rendere illegale la tristezza né la povertà e tanto meno la disoccupazione. Read the rest of this entry »

 
1 Commento

Pubblicato da su 20 giugno 2013 in Uncategorized

 

Tag: , ,

CiboProssimo: Davide contro Golia

logo ciboprossimohttps://www.facebook.com/Ciboprossimo

Devo qualche spiegazione agli amici che in questi ultimi tre anni mi hanno visto attivo sulla scena della protesta politica (non pagheremo noi la vostra crisi!) e che da alcuni mesi non mi sentono più. Non sono scomparso, né ritirato a vita privata. E’ però successo qualcosa nella sfera personale che tuttavia c’entra con le ben note vicende globali (la recessione, l’impoverimento dei ceti medi, la privatizzazione dei beni pubblici, la guerra!).

In questi tre anni ho fatto una full immersion in tutta l’area antagonista italiana. Non sto ad elencarveli tutti, vi basti sapere che ho coperto tutto l’arco che va dai marxisti rivoluzionari agli anticapitalisti sovranisti, dai signoraggisti alla biopolitica, passando per le formazioni più tradizionali di SEL, Rifondazione, Rivoluzione Civile.

Nel 2012 ho deciso di dare un po del mio tempo e delle mie energie al movimento fondato da Giulietto Chiesa, www.alternativa-politica.it . Ovviamente mi sono iscritto anche al Movimento5Stelle, ho partecipato ad alcune loro iniziative, li ho votati e li ho fatti votare.

L’esito del post elezioni 2013 (che non sto a ricapitolare, il fallimento della sinistra, l’inanità del PD, l’implosione annunciata del M5S, l’emergere dei soliti maggiordomi del potere globale cioè Letta che prosegue il lavoro di Monti, in un mare di balle televisive…), purtroppo dice che nel breve periodo non c’è speranza di produrre un cambiamento a livello politico nazionale.

Siamo e restiamo un paese a sovranità limitata. Le decisioni importanti, quelle che contano sul destino delle persone, non sono prese a Roma ma in quelle stanze, neanche tanto segrete, dove siedono i Master of world. E questi, di fronte all’avvitarsi di una crisi che è sistemica, non sono in grado di definire e concordare una via d’uscita e non sanno (o non possono) fare altro che gestire l’esistente (strategia del contenimento).

I Master of world sono in perpetuo conflitto tra di loro e non sono d’accordo su nulla se non su una cosa: questa crisi la devono pagare i popoli, le classi lavoratrici, il 99%. Purché siano salvaguardate le rendite ed il potere di quell’1% i cui interessi essi tutelano.

Quell’1% di popolazione che da solo detiene quasi la metà della ricchezza mondiale, che è in grado di influenzare le politiche di ogni Stato e che progressivamente si appropria di ogni residuo spazio sociale, ambientale, geografico… per fare profitti.

E qui entra il tema del Cibo. Read the rest of this entry »

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 16 giugno 2013 in Uncategorized

 

Tag: , , , , , , , , ,

Napolitano – Letta: elogio della follia

Enrico_Letta

napolitano

 

 

 

 

 

 

 

Dalla rivista “economia e politica” propongo il seguente articolo che curiosamente non viene firmato, probabilmente per la sua prorompente critica all’establishement Napolitano-Letta che ha ormai preso saldamente in mano le redini del nostro paese (per condurlo dove?).

Segue testo articolo (tratto da http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/elogio-della-follia/#.UX9xe0q87gI):

Con il varo del governo di larghe intese, l’”Agenda possibile” consegnata al Presidente Napolitano dai saggi del gruppo socio economico deve intendersi come la base di un vero e proprio programma di legislatura. Si tratta di un documento complesso, con luci e ombre, ma soprattutto appare come la sostanziale continuazione delle politiche economiche degli ultimi due governi. Non a caso, la stragrande maggioranza dei provvedimenti proposti dai saggi ricalca quelli riportati in documenti ufficiali approvati più volte dal Parlamento e dalle sue commissioni, sotto forma di “Documento di Economia e Finanza”, “Note integrative” e discorsi di insediamento dei presidenti del consiglio. Se l’Italia è tra i paesi che sono usciti peggio dalla crisi, viene il sospetto che un pizzico di follia avrebbe potuto produrre risultati migliori di tutta questa saggezza convenzionale. Read the rest of this entry »

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 30 aprile 2013 in Uncategorized