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Candidature politiche: il caso Anna Soru e Ichino

19 Gen

anna-soruCari amici di ACTA, mi permetto di sottoporvi una riflessione su quanto è accaduto ad Anna con la Lista Monti.

Provate a pensarci: Anna è una persona onesta, matura, intelligente, bocconiana, con chiara fama di riformista, sponsorizzata da una persona seria come Ichino e con dietro ACTA… Eppure, nonostante ciò, nel calcolo finale decidono di metterla al 10 posto (o forse peggio), cioè con nessuna possibilità di essere eletta (la lista Monti al Senato in Lombardia, nonostante quello che sperano loro, prenderà 6 posti, 7 se va benissimo). C’è da riflettere.

Tranquillizzo chi pensa che sia solo una degenerazione della lista Monti: semmai è il contrario, altrove è ancora peggio, perché qui c’era Bondi e lo stesso Monti, che sulle candidature hanno posto paletti severi.

No, è proprio una cifra di come funziona la politica e di come funziona il meccanismo di selezione della classe dirigente.

Parlo così perché oltre all’età ed all’esperienza, ho visto minuto per minuto come è andata con Ingroia ed anche con Grillo. Quindi figuratevi nel PD o nel PDL.

Dovremo, noi e gli italiani, prima o poi renderci conto che viviamo su Matrix. Nulla di ciò che accade sullo sfondo dei media è vero, o meglio ci impongono giorno per giorno la loro pseudo-verità per farci accantonare la realtà, quella che stà sotto i nostri occhi, quando non guardiamo la televisione. Nessuna forza politica, a parte Grillo, ha saputo sottrarsi al gioco di specchi ed all’autoreferenzialità della politica spettacolo.

Sapete che io ho fin dagli inizi appoggiato questa possibile avventura di Anna e spero avrete anche capito perché (la possibilità di avere Anna, cioè uno di noi, che entra nella stanza dei bottoni…).

Sapete anche che il tipo di analisi sul quadro economico e politico – che non posso fare a meno di sviluppare – mi porta a pensare che PD-PDL-Monti sono, ed altro non possono essere, che una agenzia di pompe funebri per il nostro paese.

Forse non potete seguirmi quando vado predicando che è in corso un profondo cambiamento di paradigma, anche lì nel cuore del sistema, quello della produzione della classe dirigente e nei meccanismi di produzione delle decisioni pubbliche vincolanti.

Un cambiamento che, complice la Rete, complice la crisi, complice la fine di un modello vetusto di rappresentanza, non potrà che andare verso il peer-to-peer, verso il collegamento diretto tra specifiche comunità e policy maker portatori delle loro issues.

Verso una ridefinizione dei confini tra pubblico, statale, amministrativo, privato profit e privato non profit. Soprattutto verso un sistema dove ciascuno si fiderà sempre di meno della persona che chiede il voto e cercherà un contatto diretto verso chi condivide le medesime istanze. In ciò aiutato dal Web 2.0.

Un sistema dove le istituzioni potrebbero diventare terreno di conquista da parte di gruppi piccoli ma ben organizzati. Ma anche dove le formazioni sociali potranno porre delle zeppe pesantissime al gioco dei potenti. Fuori dall’arena parlamentare, o perlomeno senza fare di questa l’unica arena del gioco politico.

Io insisto: Grillo e Casaleggio sono i più grandi innovatori in materia di comunicazione  politica. Gli esiti concreti non sono ancora visibili e sono legittimi molti dubbi sul profilo politico e culturale del M5S. Ma l’idea ce l’hanno avuta. Ed ormai non si torna più indietro. Il futuro della politica è di chi saprà raccogliere il testimone di Grillo per rilanciare su scala più ampia e fuori dal personalismo e dalla banalità dell’antipolitica, il loro progetto.

Vorrei tanto che nel nostro piccolo sapessimo fare tesoro di questi cambiamenti. Vorrei tanto che di qui a giugno, quando partirà l’ennesima manovra correttiva, nuovamente lacrime e sangue, non capitasse più a nessuno di noi di dire che dobbiamo dire al governo dove si possono trovare i soldi per evitare l’aumento dei nostri contributi.

L’abbiamo capito o no che il futuro del nostro paese è legato alle dinamiche geopolitiche dell’Europa, aggravate ma non causate da una classe dirigente meschina? E che siamo tutti sulla stessa barca? E che il modo di relazionarci con il potere non può più essere quello dei sindacati nè delle associazioni di categoria del 900?

Tanto più che la sera del 25 febbraio ci troveremo con un parlamento dove nessuno avrà la maggioranza e le tre principali forze (20-20-20) si guarderanno in cagnesco. Quel noioso vecchietto che stà al Quirinale se ne andrà in pensione. Ed intanto migliaia di imprese continueranno a chiudere, il tasso di disoccupazione continuerà a salire, i redditi a scendere ed i risparmi pure.

E sulle piazze sarà incazzatura allo stato puro. E vedremo le svastiche, i celti, i populismi e la semplice incazzatura saldarsi insieme. Prepariamoci. (13/01/2013).

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Pubblicato da su 19 gennaio 2013 in Uncategorized

 

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