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La vera patrimoniale è cancellare il debito

18 Dic

In commento ad un interessante articolo dell’economista Sergio Bruno, pur condividendo la sua tesi di fondo (il problema è politico e non economico) ed interesse per la sua proposta di revisione dei Trattati europei, ho posto un quesito: se anche la BCE diventasse come la FED, e la UE come gli USA, ciò basterebbe per farci uscire dall’attuale crisi? La risposta è un secco no.

Nella impostazione di molti economisti di scuola keynesiana vi è spesso una drammatica sottovalutazione dell’elemento più evidente di questa crisi: l’ammontare del Debito aggregato, complessivamente inteso. Sappiamo che si tratta solo in parte di debito pubblico, poiché è essenzialmente debito interbancario, debito estero e debito privato. Una bolla che viaggia sulla nostra testa e che supera, per l’Occidente, una decina di volte il PIL prodotto ogni anno.

Se esiste un Debito esiste anche un Credito.

Se il PIL è il reddito nazionale e questi è composto da consumi + risparmio, e posto che nel prossimo futuro i consumi non si potranno ridurre ancora di molto, quanto risparmio futuro si dovrà bruciare per poter soddisfare tutti quei creditori? Qualcosa che supera ilcentinaio di anni, passati a lavorare per devolvere quanto risparmiato al risarcimento dei debiti.

Ovvio che non ha senso ragionare in questo modo perché in quella logica difficilmente si potrebbe ancora creare risparmio, ed il meccanismo della crescita si incepperebbe.

Eppure è a questa prospettiva che Monti, il PD-PDL, e buona parte degli “economisti”, ci stanno portando.

Altri invece sostengono che il debito non è un problema, perché, come nella catena di sant’Antonio, basta che ci sia sempre qualcuno che alla fine lo compra.

Un’altra componente infine vede tutte le soluzioni nell’imposta patrimoniale: come se esistesse un patrimonio materiale lì pronto da convertire per soddisfare i creditori. Se anche sommassimo tutti i beni immobili e fondiari dell’Occidente e fossimo in grado di dargli un prezzo e fossimo disponibili a cederlo ai “creditori”, molto probabilmente ciò non sarebbe sufficiente a ripagarli di quanto loro dovuto.

Il punto di non ritorno è già stato superato: la totale privatizzazione del mondo non sarebbe più sufficiente a soddisfare l’ammontare di credito accumulato.

In Alternativa, basterebbe riconoscere una verità elementare: ciò che viene definito “Patrimonio” in realtà è un credito immateriale, non è patrimonio fisico, ma larappresentazione astratta di un potere virtuale. Quel credito è detenuto da pochi soggetti i quali, grazie alle regole di questo gioco, esigono una garanzia di convertibilità materiale. E sono in grado di togliere ossigeno all’economia reale, pur di ottenere quanto loro dovuto. E così il loro potere da virtuale diventa reale.

Per questo sosteniamo che la vera tassa patrimoniale stà nella cancellazione del debito.

E’ del tutto ovvio che la speculazione non è quella cosa cattiva che ci rappresentano, trattandosi banalmente di operatori specializzati che giocano per massimizzare i capitali in loro gestione.
Il problema infatti è proprio qui: nelle regole che consentono a quel gioco di ripetersi e nella montagna di debito che quel gioco ha finora accumulato.

Ciò che i mercati si attendono è molto semplice: date ai creditori il segnale che i titoli in loro possesso non sono carta straccia. Voi politici, garantiteci che farete di tutto per rendere materialmente convertibili i titoli in nostro possesso.

L’unico segnale che funziona in questo contesto si chiama quantitative easing o meglio garantire il credito esistente creando altro debito, rinviando ad un futuro indefinito il redde rationem.

E’ la ricetta americana. Su questo elemento troppi economisti vacillano. Ci dovrebbero invece dire che quei quantitative easing in realtà li pagheremo noi, con il nostro lavoro.

Le terze vie (una BCE simile alla FED) hanno il fiato corto perché mirano a dare un po di ossigeno ai “mercati” creando temporaneamente ancora un po di debito, per rinviare appena di qualche mese o qualche anno, il crollo sistemico.

Dalla crisi si uscirà solo con una colossale distruzione di capitale.

L’unica cosa seria di cui parlare è come arrivarci e come mettere l’economia reale, il lavoro e la vita umana, al riparo da questa inevitabile “distruzione creativa”.

http://www.alternativa-politica.it/2011/12/la-vera-patrimoniale-e-cancellare-il-debito/

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Pubblicato da su 18 dicembre 2011 in dodici punti

 

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