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Smascherata la balla dell’indipendenza delle banche centrali

08 Dic

Finalmente qualche economista prova ad addentrarsi nel misterioso meccanismo della creazione di moneta tramite emissione dei titoli di stato.

Da anni vado dicendo – sostenuto da letteratura e dati sempre di frontiera non facili da reperire – che le banche centrali non sono affatto indipendenti dal potere politico. Semmai è il potere politico che dipende dai diktat delle banche centrali, a loro volta dipendenti dagli interessi delle grandi centrali finanziarie mondiali.

L’emissione di titoli del debito pubblico non è soltanto l’estrema ratio di uno Stato spendaccione ma precisamente il meccanismo tramite il quale il sistema bancario crea moneta dal nulla, si appropria dei proventi da signoraggio e con esso dell’ultima parola in fatto di politica macroeconomica.

Certo se i BTP fossero venduti direttamente ai clienti retail (i risparmiatori) e non fossero oggetto di trading, sarebbe un altro discorso. Ma non è così.

Nella realtà, i titoli di stato possono essere acquistati sul mercato primario soltanto dalle banche accreditate ed ora, si scopre nel caso tedesco, anche dalla Banca centrale. Per poi farne trading. E quindi speculare sullo spread. Sono loro che giocano contro. Non l’anonimo mercato.

Leggete questo articolo di Manfredi De Leo sulla rivista Economia e Politica.

La Germania da tempo aggira l’ostacolo, imposto dal trattato di Maastricht, in base al quale le banche centrali europee (e quindi anche la BCE), non possono acquistare i titoli dei debiti sovrani europei al momento del “collocamento” (cioè la prima emissione). Ciò mediante il trucco di una Agenzia del debito pubblico che fa finta di trattenere presso di sè la quota di titoli rimasta invenduta (perché offerta ad interessi troppo bassi rispetto a quanto richiesto dal “mercato” cioè le banche). Così da poterla con calma vendere sul mercato “secondario” (quello dei titoli già in circolazione) dove hanno invece accesso le banche centrali e la stessa BCE. Le quali a quel punto sono nelle condizioni di calmierare il prezzo, tenendo bassi i tassi di interesse (giocando sul fatto di poter esprimere una domanda enorme rispetto all’offerta).

Se alla Banca centrale Greca nel 2009 fosse stato consentito questo “trucco”, con 50-60 miliardi di acquisti di bond greci, sarebbe riuscita a trovare la liquidità necessaria, a tassi onesti sotto il 5%. Senza costringere il governo a ricorrere ai prestiti del FMI e senza dover fare macelleria sociale. Ma invece là, c’era il trattato di Maastricht da rispettare.

Man mano che passa il tempo, si comincia a fare luce sul meccanismo che ha creato questa crisi:

– le nostre economie sono basate sul debito pubblico, nel senso che il debito pubblico è il primum movens della crescita economica (altro che paesi virtuosi con basso debito!);

– la liquidità iniettata nei mercati tramite il debito pubblico è tutta a carico delle casse statali e di fatto è accreditata al sistema bancario complessivamente inteso;

– la massa di moneta (scritturale) messa in circolazione, dalla fine degli anni ’70 non viene più assorbita dagli investimenti industriali (poco remunerativi e con una domanda che smette di crescere) ma dagli investimenti finanziari (che la contabilità pubblica colpevolmente non è capace a monitorare);

– e quindi non si crea inflazione, perché la finanziarizzazione crea una nuvola, un cloud dove si scambia denaro in cambio di denaro e si fa profitto con la compravendita di denaro;

– e dunque la liquidità non è mai abbastanza: per questo gli Stati devono continuare fare debito, perché è l’unico modo per iniettare liquidità nel sistema (a meno di stampare dollari a vuoto come fa la FED dal 2009);

– ma la bolla prima o poi scoppia e come nella catena di Sant’Antonio, l’ultimo che si trova in mano i titoli, perde tutto;

– ma siccome nessuno tra gli attori della Finanza ci vuole rimettere, si chiede allo Stato e quindi ai suoi cittadini, di garantire il valore di quella carta straccia, mettendo sul piatto valori reali (patrimonio pubblico, redditi, lavoro, case…) a garanzia della carta straccia (che diamine, siamo o non siamo un po tutti dei piccoli capitalisti, chi di noi non possiede qualche fondo di investimento o una polizza vita?);

Altro che forza anonima dei mercati. Qui sono in ballo precisi interessi del mondo della finanza (e certo anche di noi nella misura in cui ne siamo complici in quanto investitori finanziari).

La Grecia è diventata il pretesto di un redde rationem finanziario, per abbattere i residui di sovranità nazionale, per ridurre gli Stati a servi della finanza, per svendere alle banche tutto il patrimonio pubblico.

Hanno fatto male i loro calcoli, perché ora tutta l’euro-zona è in fiamme ed ecco che la Germania riesce a trovare il trucco per non soccombere alla dittatura dei “mercati” (scaricando sui PIIGS le conseguenze nefaste).

E noi italiani, beoti, qui a toglierci il pane di bocca per dimostrare ai mercati che sappiamo fare sacrifici, per tagliare il debito pubblico…per poter collocare i BTP “solo” al 7% (!!!).

Quando apriremo gli occhi? Quando la smetteranno questi idioti del PD di farsi incantare dalle sirene della Finanza? Quanti altri sacrifici dovremo ancora fare per capire che il problema sta nel meccanismo finanziario?

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Pubblicato da su 8 dicembre 2011 in Uncategorized

 

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