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La manovra Monti vista da un povero professionista

06 Dic

Ho letto tutta la manovra Monti con attenzione. In quanto professionista della Gestione separata INPS potrei anche essere sollevato perché di aumentare i contributi alla GS non se ne parla, per fortuna. Ma se guardiamo al combinato disposto della manovra è un disastro.

Per noi autonomi occorre lavorare fino a 66,5 anni per andare in pensione con in più lo spostamento dell’età in base alla rivalutazioni dell’aspettativa di vita. Per me significa che con tutta probabilità non andrò prima dei 67,5 anni. Ma il problema non sono io. Penso ai dipendenti ed alle donne che saranno costretti a lavorare fino a quell’età. Penso ai bambini che avranno delle vecchiette come maestre.

Negli studi che facevo nel 2004, l’età “media” di pensionamento degli italiani era 59 anni, nel 2010 è salita a 61. Nel giro di pochi mesi diventerà di 63-64 e poi entro i prossimi tre anni supererà i 65 anni. Pensate agli effetti sul mercato del lavoro. Soprattutto in una fase di recessione come questa.

Ed in effetti il problema è proprio questo: questi ragionieri al servizio delle banche (provate a fare il calcolo di quanti regali fa questa manovra alle banche) non hanno capito nulla della crisi in atto. Il problema è la competitività della nostra industria, frenata dall’euro forte (altro che difendere l’euro: nel 2002 valeva 0,8 dollari ed oggi 1,4) ed asfissiata dal credit crunch (si dovrebbe trovare il modo di far arrivare più liquidità alle imprese, a tassi zero). Il problema è la finanziarizzazione e la globalizzazione. Il problema sono le banche.

E poi avrete visto la bella presa per il culo della patrimoniale: la pagheremo noi, povera gente, con la nuova ICI sulla prima casa e con gli estimi rivalutati.

Ed infine l’IVA: ma vi rendete conto che per chi lavora solo per le pubbliche amministrazioni, ci avevano già tolto un 1% a luglio, a settembre 2012 ce ne tolgono altri 2% e poi nel 2013 un altro 0,5%. Totale 3,5% tolti materialmente dai nostri compensi, a cui si aggiunge il 28% di INPS e l’ICI sulla prima casa.

Per tutti ciò significa maggiore carovita e riduzione del potere di acquisto.

Ed  altri tagli alle Regioni e Comuni i quali, a questo punto, non hanno più margini per risparmiare, se non bloccando tutte le spese correnti che non siano personale stabile e quindi, come potranno ridurre i costi se non tagliando i servizi e le prestazioni professionali?

Ed infine i giovani: quali possibilità di lavoro potranno mai avere in questo contesto di depressione economica e produttiva?

Per molti di noi professionisti free lance, da qualunque parte la si voglia girare, è la fine. Salta tutto.

Non è più possibile agire la rappresentanza del lavoro autonomo nei termini tradizionali. Occorre un salto di qualità. Sarebbe ora che se ne accorgessero anche gli artigiani ed i commercianti.

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Pubblicato da su 6 dicembre 2011 in dodici punti

 

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