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Lafontaine e Landini si confrontano sul debito. Ma parlano d’altro

12 Ott

Mercoledì 12 Ottobre, la Federazione della sinistra discute di Debito alla camera del lavoro di Milano. Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione. Frequento quelle mura da oltre dieci anni ed infatti dei mille partecipanti almeno un terzo li conosco, e sono perlopiù stipendiati in modo diretto ed indiretto dalla CGIL.

Oskar Lafontaine, il leader della Linke, il partito della sinistra radicale tedesca, sviluppa un discorso suadente per questo tipo di uditorio. Sorprendono però alcune sue affermazioni come: 1. “la Grecia dovrebbe far pagare il debito ai propri ricchi” ed ancora: 2. “l’industria tedesca ha recuperato competitività grazie alla riduzione dei salari, facendo dumping contro gli altri paesi europei” ed infine: 3. “Visto che i patrimoni dei ricchi europei sono pari ai debiti pubblici dei loro paesi, basterebbe utilizzare la metà di quei patrimoni per ridurre della metà i debiti”.

Si tratta di affermazioni che i dati smentiscono. Andiamo con ordine.

1. la Grecia non può far pagare il suo debito ai propri ricchi, per il semplice fatto che i suoi creditori sono banche i cui amministratori sono residenti in Francia, Germania e Lussemburgo. Gli stessi che tramite la Troika (BCE-UE-FMI) tengono in piedi l’attuale governo fantoccio e nello stesso tempo gli dettano punto per punto che cosa deve fare. Evidentemente tra i ricchi greci e gli sponsor della Troika esiste una grande intesa. Ignorare questo dato rischia di portare acqua al mulino della Merkel quando dice che i Greci sono fannulloni e spreconi e la Germania non può pagare per loro.

2. L’industria tedesca ha sbaragliato l’industria italiana grazie alla sua maggiore produttività e soprattutto grazie al meccanismo dell’Euro, che ha favorito l’export tedesco ai danni di quello italiano. I salari tedeschi, nonostante la cura dimagrante di Shroeder, rimangono nettamente più elevati di quelli italiani. Il dumping salariale in questo caso (cioè nell’interscambio tra Germania ed Italia) non c’entra proprio nulla. Se Lafontaine scivola su un errore di questo tipo è legittimo pensare che voglia nascondere il tema centrale – quello dell’Euro e degli interessi tedeschi.

3. La terza affermazione è sbagliata nei numeri. Nel caso dell’Italia soltanto il risparmio privato delle famiglie ammonta a 2.500 miliardi contro un debito pubblico di 1.900 MLD. Se al risparmio privato aggiungessimo i patrimoni immobiliari ed i capitali all’estero, con tutta probabilità si potrebbe arrivare ad un totale che non solo non è pari al Debito pubblico ma ne vale sicuramente più del doppio. E quindi per certi versi la situazione è più rosea di quanto ventilato da Lafontaine e se vi fosse una qualche forza politica capace di espropriare la metà dei patrimoni esistenti, l’Italia avrebbe risolto per i prossimi decenni tutti i propri problemi di debito pubblico. Ma le cose non sono così semplici. Non perché non si possano ipotizzare imposte patrimoniali (ormai anche Profumo e Montezemolo le invocano). E non soltanto per l’impraticabilità tecnico-economica. Quanto per l’irrilevanza che ciò avrebbe al fine di porre un freno al meccanismo della debitocrazia, che proseguirebbe più che mai dopo aver sanato una parte del Debito pubblico pregresso.

Il tema della tassa patrimoniale e del reddito di cittadinanza paiono essere le uniche proposte emerse da questo dibattito. Di toccare le banche non se n’è parlato. Lafontaine a questo proposito rinvia tutto alla democrazia diretta, perchè secondo lui soltanto un referendum potrebbe chiedere la nazionalizzazione delle banche. L’euro non è stato argomento di discussione. E di Europa si è parlato soltanto per richiamare il dovere di solidarietà tra le classi operaie europee per lottare con maggior forza contro il dumping salariale.

E veniamo a Maurizio Landini. I suoi interventi sono come sempre appassionati e rivelano un sincero sforzo di comprensione della natura di questa crisi, partendo dai problemi dell’industria metalmeccanica, del cui sindacato di maggioranza egli è segretario (FIOM).

E tuttavia anche nel suo caso vi è uno scivolamento finale attorno alla seguente affermazione: “Da una forza di sinistra ci aspettiamo cose concrete e non  programmi generici. Noi vorremmo vedere una sinistra che si impegna per abolire l’articolo 8, per fare una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro, per il reddito di cittadinanza e per la tassa patrimoniale”.

Quindi, se D’Alema (con Profumo e Montezemolo e soci) dopo aver vinto le prossime ed imminenti elezioni, proporrà a Landini quelle 4 cose, otterrà il voto della sinistra che Landini rappresenta. E questo è purtroppo lo scenario più probabile. Poi si accorgeranno, come Pisapia, che i soldi non ci sono. E ricomincerà la macelleria sociale.

Chi legge non ha bisogno che gli si ricordi la pericolosità di questa impostazione. Che purtroppo è il programma con il quale tutti i frammenti del centro sinistra stanno cercando di cavalcare l’onda della protesta.

Il convegno avrebbe dovuto parlare di Debito e di Banche. Non sono mancati accenni alla responsabilità delle banche e della BCE. Ma quando si è trattato di sviluppare l’analisi nelle sue conseguenze, si è preferito parlare d’altro. Di articolo 8 e di tassa patrimoniale.

Mentre Landini parlava ed in tanti scuotevamo la testa, si è sentito in dovere di interrompersi per dire “dobbiamo costruire una proposta in grado di coagulare il massimo di consenso altrimenti rimaniamo a contarcela tra di noi”.

Ecco il vecchio errore: pensare che si possa tranquillamente saltare qualche passaggio nell’analisi (di non secondaria importanza, come l’Euro, la governance delle banche e l’illegittimità del debito), per trovare “una sintesi la più ampia possibile”, cioè una posizione politica che esprime la media delle medie tra quelli che sono i discorsi che vanno per la maggiore all’interno del circo mediatico a cui loro appartengono.

Non li sfiora probabilmente il dubbio che di fronte ai problemi posti dalla finanziarizzazione, dalla globalizzazione e dalla privatizzazione, al livello di rottura in cui siamo arrivati, si tratta di trovare la via d’uscita più praticabile e nello stesso tempo meno dannosa per tutti. Una volta individuata, si tratta di perseguirla con coraggio, sfidando gli avversari a dimostrare se le loro vie d’uscita sono altrettanto praticabili, ed in grado di evitare la macelleria sociale.

E magari col tempo accorgersi che là, fuori dal circo mediatico, esistono milioni di persone che cominciano a capire e, forse, potrebbero fornire il loro consenso ad una proposta in grado di aggredire seriamente le cause di questa crisi.

Sono quelli là, fuori dalla Camera del Lavoro, che scenderanno in piazza il 15 Ottobre e che non sono più disposti a seguire l’ambiguità di ciò che è rimasto della vecchia sinistra.

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1 Commento

Pubblicato da su 12 ottobre 2011 in Uncategorized

 

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Una risposta a “Lafontaine e Landini si confrontano sul debito. Ma parlano d’altro

  1. nndo ioppolo

    5 dicembre 2011 at 00:49

    assolutamente convinto che tu hai ragione. Lavoriamo per diffondere la conoscenza della illegittimità del debito pubblico, della capziosità del meccanismo di formazione degli interessi su di esso e della secessione valutaria. Nessun’altra possibilità.

     

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