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Scuola: che occasione ci stiamo perdendo

02 Mar

Ma vi pare che uno come Berlusconi, in questa fase di controffensiva mediatica e di fronte ad un sedicente comitato dei “cristiano riformisti” potesse lasciarsi perdere l’occasione per tuonare contro la scuola pubblica? Lui, che ha studiato dai salesiani e che ha mandato i suoi figli alle scuole Steineriane, lui che sull’anti-Stato ha costruito la sua carriera politica?

La “sinistra” è caduta nel gioco del riflesso condizionato ed organizza addirittura una manifestazione a favore della scuola “pubblica”? Così è pari-e-patta e ci siamo persi l’occasione per scatenare la controffensiva. E invece no. Ci sono molte cose da dire, non per rispondere a Berlusconi, semmai per cogliere la palla al balzo. Ad esempio io direi…

Sì, signor Berlusconi, questa scuola pubblica fa schifo.

Ci stiamo provando da 30 anni a cambiarla, ma ora ci siamo resi conto che ogni sforzo è vano.

Sì signor Berlusconi, lei ha ragione e per questo le chiediamo, da subito, di licenziare il suo ministro Gelmini e di smantellare del tutto – ripeto del tutto – l’apparato del Ministero della pubblica istruzione.

Se è necessario, come lei e la Costituzione dite, che lo Stato sostenga l’istruzione, appurato che secondo le medie europee uno studente di un paese “avanzato” non può costare alla collettività meno di 6 o 7 mila euro l’anno, allora decida, ma subito, di stanziare l’equivalente somma per il prossimo anno scolastico, sulla base dei dati anagrafici forniti dai Comuni. Liquidi queste somme ai Comuni, e non alle Regioni come vorrebbe Formigoni, e lasci che siano loro, insieme alle famiglie ed alla comunità educanti, a decidere come gestire l’istruzione.

Sarà, come lei desidera, una Istruzione meno statale ma sicuramente ancora Pubblica, perché finanziata dalla fiscalità generale e perché governata dalle Comunità locali che lei, da buon federalista, non potrà certo rinnegare. Lasci che siano i Comuni a decidere volta per volta se e quali scuole meritino di essere salvate, non importa se di ragione sociale pubblica o privata. Ci basta il rispetto della Costituzione con il suo diritto-dovere all’istruzione fino alla maggiore età. E poi vedremo chi inculca e che cosa inculca.

C’è un aspetto che ad una persona nella sua condizione sociale probabilmente sfugge: la scuola – pubblica o privata non importa – oggi inculca un solo messaggio, quello postmoderno. La scuola attuale infatti sradica lo spirito critico anziché coltivarlo. Se “insegna” è per imprimere il segno del nulla, creando docili consumatori.

Magari ci fossero ancora quei docenti marxisti che cercavano nell’insegnamento di trasmettere l’idea che i fenomeni storico-sociali vanno compresi a partire dai rapporti di produzione. E che pertanto nulla è predeterminato ma va compreso, con la fatica, nella speranza di anticipare la direzione dei cambiamenti. E quindi bisogna studiare, studiare molto, leggere, interrogarsi, indagare nelle pieghe più recondite dei fenomeni sociali, del passato come del presente. Per capire qual è il nostro posto in questo mondo e come possiamo contribuire a migliorarlo o perlomeno per impedire che si auto-distrugga. Qualche eroe per la verità esiste ancora, io lo quoto attorno al 6-8% del corpo docente. Pochi, troppo pochi per riuscire ad “inculcare” alcunché.

Invece il nozionismo – a cui lei probabilmente è stato fin da giovane abituato – ha vinto. Insegnare oggi è enunciare formule verbali, da imparare preferibilmente a memoria. Un po come i suoi tecnici hanno insegnato alla Carfagna a parlare da Ministro. Il trionfo del Bignamino. Il sapere senza riferimento alla verità, senza ricerca della verità. Giusto per lasciare spazio all’unica e grande Verità a cui tutti quanti vi siete immolati e da cui lei ha tratto così grandi vantaggi: il consumismo. Non importa se privo di prospettive.

No, signor Berlusconi. Stavolta non casco nei suoi tranelli. Non sono più uno di “sinistra” e non ho alcuna intenzione di discutere con lei di che cosa significhi essere comunista. Voglio parlare di cose concrete. Stiamo sul pezzo. Dia seguito alle sue affermazioni. Licenzi la Gelmini e chiuda il Ministero da essa presieduto.

Le dirò di più. Prenda a calci in culo anche i sindacalisti della scuola. Decreti che la professione di docente è libera, che non vi è alcun valore legale nei titoli universitari. Stabilisca centralmente (un po di decisionismo, suvvia) che chi esercita la professione di docente deve essere pagato come un magistrato (forse che i docenti svolgono funzioni meno importanti? Sappiamo che lei non ama i magistrati ed allora ne approfitti). Soprattutto dica che il tutto è demandato alle Comunità locali. Non vi saranno più programmi ministeriali, né circolari ministeriali, né organi collegiali e soprattutto non vi saranno più impiegati statali al cui posto di lavoro dobbiamo immolare il futuro dei nostri figli.E nascerà la Nuova Scuola, in grado di formare la nuova generazione, quella che dovrà risollevare l’Italia dai disastri arrecati da gente come lei e dai politici che ci hanno ingannato per 30 anni promettendo la “riforma scolastica”.

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Pubblicato da su 2 marzo 2011 in Uncategorized

 

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