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Debito Sovrano Americano: questo è il problema

05 Gen

Un articolo di M. Margiocco del 18 ottobre scorso, dimostra che il vero problema dei prossimi anni sarà la sostenibilità del debito pubblico AMERICANO.

Eppure se leggiamo il Sole 24 ed i giornali italiani, si continua a battere sul debito pubblico italiano e dei PIIGS. E di conseguenza si considera normale il fatto che nel 2010 l’Euro abbia perso valore verso il dollaro (sebbene il cambio a 1.3 renda l’Euro ancora molto forte). Nel 2010 il Dollaro si è rivalutato del 6,7% sulla moneta unica, l’incremento più ampio dal 2005, in concomitanza con l’esplodere della “crisi del debito sovrano” in Europa. Ma come ragionano i mercati? Perchè scommettere contro l’Euro ed evocare il default dei PIIGS quando la madre di tutti i problemi è il dollaro?

L’accurata analisi di M. Margiocco dimostra che il vero debito pubblico USA ammonta a 19.600 miliardi di Dollari, pari al 135% del Pil degli Stati Uniti, sebbene le statistiche ufficiali lo valutino appena al 70% del PIL.  Il debito pubblico italiano nel 2010 ha toccato 1.800 miliardi di Euro portandosi al 118% del PIL, ed è il debito più potente dell’area Euro (i debiti di Irlanda, Grecia e Portogallo messi insieme non fanno il debito italiano).  Attenzione alle cifre: siamo ad un decimo di quello americano. Secondo lo storico della Federal Reserve, Allan Meltzer, “non ci saranno al mondo nei prossimi anni denari sufficienti per finanziare i deficit della spesa pubblica americana”.

Convincere i mercati globali a comprare titoli di stato americani: questo è il problema di Obama, da cui discendono tutti gli altri, guerre comprese.  Altro che debito sovrano dei paesi europei.

Forse, parlano di questo i 9 big quando si incontrano al terzo mercoledì di ogni mese.

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2 commenti

Pubblicato da su 5 gennaio 2011 in Uncategorized

 

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2 risposte a “Debito Sovrano Americano: questo è il problema

  1. Andrea Bonifacio

    7 gennaio 2011 at 00:49

    Democrazia populista, debito pubblico, guerra e mercati finanziari.
    C’è un libro di Gotz Aly, Lo stato sociale di Hitler, edito da Einaudi nel 2007. L’ultima frase del libro è:
    “Chi non vuol parlare dei vantaggi che ne trassero milioni di semplici tedeschi farebbe meglio a tacere sul nazionalsocialismo e sull’olocausto.” In quel caso lo stato tedesco ha prodotto un debito pubblico enorme con lo scopo di finanziare la guerra senza farla pagare ai tedeschi (il popolo eletto). Il piano era di farlo pagare prima agli ebrei (lo fecero) e poi al resto del mondo (se avessero vinto). Quando il debito pubblico era arrivato quasi al crack, si è scatenata la guerra.
    Oggi gli stati non sembrano avere un’idea di come ammortizzare il debito e nemmeno si chiedono a cosa serve. Ma il debito pubblico c’è e produce rendita finanziaria. Rendita che in Italia si tassa molto poco, per renderla più conveniente. I governi si chiedono come tirare avanti fino alle prossime elezioni mentre un piano di ampio respiro sembrano avercelo giusto i gestori delle rendite (tra questi i grandi fondi pensionistici americani ecc. .. il nuovo “popolo eletto”) che fa pagare il conto al resto del mondo. E la guerra serve a mantenere l’ordine, a dare alla popolazione occidentale la consapevolezza di far parte del popolo eletto e di avere un nemico a combattere, qualcosa di cui avere paura. In tutto questo, se è in atto un progetto politico, questo è di assecondare la rendita. Si tagliano le spese o si propongono soluzioni a base di una eventuale ed improbabile crescita del PIL.
    La questione dovrebbe invece essere la qualità della spesa. Fare debito per attivare circoli virtuosi, che permettano di pagare le pensioni (anche quelle delle partite iva) ma anche il suo ammortamento (fosse anche in cento anni, ma eliminarlo senza ricorre a guerre di aggressione).

     
  2. romano calvo

    8 gennaio 2011 at 09:39

    Grazie Andrea,
    Appena ho un po di tempo, voglio pubblicare la sintesi di alcuni contributi recenti di economisti italiani (Sergio Bruno e teorie del circuito monetario) da cui si evince, tra l’altro, il ruolo fondamentale del debito pubblico nel processo di crescita economica ed anche della spirale auto distruttiva da esso attivata. Nei prossimi mesi, come gli interventi di Tremonti fanno intuire, ci troveremo di fronte alla necessità di tagli e sacrifici ancor più potenti di quanto finora sperimentato e spero che finalmente troverà spazio un ragionamento più coraggioso sulle origini del debito e su forme alternative per contrastarne la crescita senza cancellare la solidarietà sociale.

     

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